"Vario"


 

Sciare…? E’ di moda e fa bene alla salute. Se poi si è scelta qualche disciplina nordica, come il fondo, per scorazzare sulla neve, allora il beneficio è duplice: se ne giova il corpo ed anche lo spirito. E sì, perché la montagna d'inverno (ma anche d'estate) coi suoi silenzi, i suoi orizzonti delimitati da creste e vette, i suoi fianchi ammantati di prati e boschi, la montagna rigenera lo spirito stressato dalla caotica vita di città, eleva la mente a pensieri sublimi, invita l'animo a meditare sulla caducità delle cose umane e sulla bellezza del creato... La montagna! La montagna stimola l'appetito e regola il metabolismo. Per questo lo zaino è sempre pieno di panini; per questo i ristoranti di montagna sono sempre stracolmi: che c'è di meglio di un buon pasto rustico dopo una bella sciata spezza-gambe? Ed a volte non è nemmeno necessario mettersi gli sci ai piedi per farsi venire fame: è l'aria di montagna, il contatto con la natura, l'animo che si innalza a quote maggiori delle vette, è tutto questo ed altro ancora che stimola l'appetito e regala quella ineffabile sensazione che è desiderio di caminetto acceso, di tavolone stipato di commensali, di sedie in cui il tronco stia rigorosamente ad angolo retto rispetto alle terga (facilita l'ingerimento di cibi e bevande), di cori alpini (sempre un po' macabri e truculenti), di arredo semplice, di cibi saporosi. Bosco di Sant' Antonio, una macchia di verde e tronchi contorti tra Cansano e Pescocostanzo... gli ingredienti ci sono tutti: faggi secolarI, prati ammantati di bianco, frotte di domenicali alle prese col passo-spinta, doppia fila di parenti e amici dei suddetti dal- l'abbigliamento colorato e vistoso (velluti e drappi tirolesi portati con la non-chalance dell'accento di Posillipo), aria frizzante e pura, sole che abbronza i volti... non manca nennemo il richiamo alla continenza ed alla sobrietà, al gioire delle cose semplici, dato dal ricordo dell'eremo francescano. E poi c'è un ristorante che è un autentico monumento alla cucina sana e genuina, un chiostro in cui si aggirano i membri della famiglia Rainaldi preparando e servendo leccornie di buon stampo antico, che sono un inno alla creazione naturale ed un cantico sciolto a chi più d'ogni altro ha saputo interpretare il travaglio storico dell'umanità: il cuoco Mario Rainaldi, dicevamo, è il capostipite: 25 anni fa ha iniziato la sua meritoria opera che consiste nello sfamare e dissetare il viandante. Ora ha ceduto lo scettro al figlio Vittorio, ma la sua presenza rimane un punto fermo, una pietra migliare: lui ha inventato «Il faggeto», lui ne è il simbolo e la semantica, lui conosce il segreto delle lenticchie cucinate con le castagne, delle fettuccine alla boscaiola, della polenta bianca con la salsiccia, i funghi e la scamorza. E mentre Vittorio si avvicina ai commensali in compagnia di sano e generoso pane di casa,lui mesce un robusto vinello dalle suggestive trasparenze e racconta aneddoti, fatti e avvenimenti di ieri e di chissà quanto tempo fa: qui in montagna, come nel deserto o in mare, il tempo si misura in stagioni, non in ore o in giorni Sicché non fai nemmeno a tempo ad accorgerti che la polenta ora è condita col sugo di pomodoro e la salsiccia intera, e che alla pasta alla chitarra è già seguito un sapido e fumante piatto di gnocchetti coi fagioli; ed è proprio senza sforzo alcuno, con la naturalezza della genuinità, che riesci anche ad assaggiare veri gnocchi, appena amareggiato dal rimpianto di essere persona parca e dai gusti modesti. Cerchi di recuperare concedendoti un secondo che è un trionfo di arrosti, funghi e sottoli elaborati da abili mani (raccolti, messi in conserva e serviti rigorosamente dai soli membri della famiglia) mentre lui, il grande Mario, si rammarica di non aver potuto far preparare la lepre a cento capi d'aglio», specialità della casa. Pazienza, non resta che rifarsi con una fettina di strudel, che è delizia per gli occhi e per il palato, ed una mezza porzione di tiramisù, prima di passare al gelato coi frutti di bosco che è proprio una conclusione esau- stiva, che non ammette replicheIl tramonto incede mentre, sulla veranda, viene servito un caffé bollente in strano ma piacevole contrasto coi primi brividi di freddo che preannunciano la sera…  e già sei colto dalla melanconica nostalgia… le belle giornate di montagna non dovrebbero finire mai…